Un confronto tra normative, certificazioni, label e scoring ESG in Europa

Clementine Tanguy
Date25 Luglio 2022

Di fronte ai rischi del cambiamento climatico, l’Unione Europea ha definito obiettivi coraggiosi per ridurre le emissioni di CO2 del settore immobiliare. Questo articolo offre una panoramica delle misure ESG (Environmental, Social, and Governance) adottate dall’Unione Europea e dei loro equivalenti implementati dai diversi Stati membri.

Per prima cosa le organizzazioni devono rispettare i requisiti obbligatori di rendicontazione ESG. In secondo luogo, possono scegliere il framework di rendicontazione ESG volontario più pertinente in base al proprio mercato e alla concorrenza e selezionare l’asset di scoring ESG più riconosciuto. Infine, le organizzazioni possono scegliere tra un’ampia gamma di label e certificazioni volontarie. Vedremo come si differenziano tra loro, ma prima di proseguire dobbiamo assicurarci che le definizioni siano chiare. Una certificazione è una procedura con cui una terza parte garantisce per iscritto che un prodotto, un processo o un servizio è conforme a determinati standard. Un label di certificazione è un’etichetta o un “simbolo” che indica che la conformità agli standard è stata verificata. L’uso del label è solitamente controllato dall’organismo che stabilisce gli standard.

Deepki presenta e confronta un elenco non esaustivo delle misure ESG più note e rilevanti

Certificazioni e label in Europa 

L’UE continua a stabilire normative ESG per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030 e del 2050. L’obiettivo di questi regolamenti è quello di raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio in tutta Europa entro il 2050, prevenire il greenwashing e fornire trasparenza agli investitori. Gli esempi più conosciuti sono il regolamento sulla Tassonomia e il regolamento SFDR.

Regolamento sulla tassonomia: questo regolamento è il cuore della normativa ESG dell’UE in quanto fornisce una chiara indicazione su quali attività debbano essere considerate verdi e a quali condizioni. Gli esperti di Deepki sono aggiornati su questa complessa normativa e possono accompagnarvi su aggiornamenti, scadenze e  processi. Un nuovo standard volontario, chiamato European Green Bond Standard (EU GBS), mira anche ad aumentare la trasparenza e la responsabilità. I destinatari avranno a disposizione uno strumento per dimostrare che stanno finanziando progetti verdi allineati alla tassonomia europea.

SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation): in base alle normativa SFDR tutti i gestori patrimoniali e i fondi pensione (che si occupino o meno di sostenibilità) devono comunicare come considerano i rischi ESG nelle loro decisioni di investimento. I fondi dovranno includere informazioni sul loro sito web e nella documentazione del fondo e mostrare agli investitori dove sono localizzati i rischi ESG nei loro portafogli. La conformità all’ SFDR inizia con la misurazione dell’esposizione al rischio climatico e dell’impatto delle emissioni di carbonio dei propri asset attraverso l’utilizzo dei dati a  propria disposizione.  Automatizzando la raccolta dei dati, Deepki Ready può assistervi e accelerare le fasi di recupero e centralizzazione dei dati per  raccogliere le informazioni. Il passo finale: i nostri esperti vi aiutano a tracciare un percorso verso una performance degli asset a supporto dei vostri obiettivi e che  soddisfi al contempo quelli della SFDR.

Energy Performance of Buildings Directive (EPBD): La direttiva EPBD richiede agli Stati membri di ridurre il consumo energetico degli edifici e che tutti i nuovi edifici a partire dal 2021 per (gli edifici pubblici dal 2019) siano edifici ad energia quasi zero  (NZEB). La direttiva fornisce la prima definizione di edificio a energia quasi zero, che è “un edificio ad altissima prestazione energetica”. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze”.

GRESB: lo scoring GRESB è uno dei modi migliori per assicurare  la conservazione del valore dei vostri asset, evidenziando la vostra performance extra-finanziaria. Il GRESB valuta e confronta la performance ESG degli investimenti immobiliari a livello internazionale. Attualmente copre 117.000 asset in 64 Paesi. Scoring come questi testimoniano l’impegno dei vostri fondi verso standard ESG, che oggi svolgono un ruolo importante nella valutazione del valore complessivo di un asset da parte del mercato.

Il CRREM è uno strumento Excel che valuta e confronta gli asset immobiliari, i percorsi di emissione di carbonio e il rischio finanziario.

Il GRI ha introdotto la prima serie di standard che aiutano le organizzazioni a rendicontare il loro impatto sull’economia, sull’ambiente e sulla società. Si rivolge a organizzazioni di qualsiasi dimensione, tipo, settore o posizione geografica. Il 93% delle 250 aziende più grandi del mondo utilizza già uno degli standard GRI.

Iniziative per paese in Europa

Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, ogni Paese europeo deve essere dotato di una strategia adeguata. I progressi ambientali variano da un Paese all’altro e ogni Stato membro determina il proprio percorso normativo per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’UE.

I label ESG in Europa adottano generalmente un approccio di sostenibilità onnicomprensivo, ma si stanno facendo strada anche etichette tematiche che promuovono la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e le questioni sociali legate al clima. I label sono per lo più guidati dal settore privato, ma anche i governi hanno iniziato a promuovere label nazionali, come l’etichetta nazionale SRI in Francia, LuxFLAG, e il label FNG in Germania, che è stato adottato da altri Paesi. Con l’aumento del numero di label non è sempre facile per i gestori immobiliari e patrimoniali comprendere appieno ciò che viene offerto, soprattutto perché le etichette non adottano lo stesso approccio. Parallelamente allo sviluppo dei label, negli ultimi anni è emerso un approccio quantitativo, con valutazioni ESG degli edifici, simili a quelle sulla qualità delle prestazioni.

Etichette, certificazioni e rating hanno tutti lo scopo di aiutare gli investitori a scegliere prodotti di investimento responsabili. Una differenza importante tra etichette e rating è che il property manager decide di ottenere un’etichetta, che in genere si concentra sull’obiettivo di prendere una certificazione, mentre l’organizzazione di rating valuta unilateralmente un edificio, indipendentemente dal fatto che il gestore abbia richiesto il rating. A differenza dei label i rating ESG non certificano un processo di integrazione ESG del portafoglio o gli input di investimento con una metodologia specifica. Piuttosto, i rating ESG mirano generalmente a “dare un punteggio” alla sostenibilità del portafoglio con una valutazione.

Per quanto riguarda i label, le certificazioni e le normative ESG nel settore immobiliare, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito sono tra i paesi leader in Europa.

Francia

  • Décret Tertiaire: il decreto terziario si applica alle attività terziarie di oltre 1.000 m². Mira a incoraggiare gli owner e gli utenti degli asset a ridurre i loro consumi energetici, con un obiettivo di riduzione del 40% entro il 2030, del 50% entro il 2040 e del 60% entro il 2050. Le prime dichiarazioni devono essere fatte nel dicembre 2022. Il processo coinvolge il proprietario e l’inquilino dell’asset, e le sanzioni sono finanziarie (7.500 euro per edificio) e pubbliche, con un “Name &  Shame”.
  • HQE (High Environmental Quality) è una certificazione che valuta gli aspetti ambientali, energetici, sanitari e di comfort degli edifici. 692.000 edifici sono già certificati in 27 Paesi (di cui 620.000 in Francia). Si tratta di una certificazione volontaria che consente di valorizzare i propri asset sulla base di criteri non finanziari per aumentarne l’attrattività.
  • SRI: Il label SRI è stato creato nel 2016 dal governo francese per identificare e promuovere gli investimenti sostenibili e responsabili.

Le etichette e le normative francesi prevedono un processo severo, rigoroso e lungo. Deepki aiuta a raccogliere tutte le informazioni necessarie a soddisfare le aspettative di queste iniziative.

Regno Unito

Dopo l’uscita dall’Unione Europea il 1° gennaio 2021, il Regno Unito non è più soggetto alle normative dell’UE. Mentre molti regolamenti UE preesistenti sono stati incorporati nel diritto britannico e rimarranno in vigore a meno che non vengano modificati o emendati, i nuovi sviluppi normativi dell’UE nel campo della sostenibilità non vengono applicati  automaticamente.

  • UK Sustainable Disclosure Regulation (SDR): Il Regno Unito ha basato il proprio regime di reporting sul clima sulle raccomandazioni della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD). Tuttavia, le SDR vanno oltre, richiedendo una doppia materialità e prendendo in considerazione altri impatti e rischi ambientali oltre a quelli derivanti dal cambiamento climatico.
  • BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method): Il BREEAM è la più antica certificazione degli edifici in base a criteri ambientali. Copre l’intero ciclo di vita degli edifici, dalla progettazione all’utilizzo e alla ristrutturazione. 590.000 edifici sono stati certificati BREEAM in 87 Paesi del mondo (soprattutto in Europa). Il BREEAM può essere completato, in particolare con le certificazioni NF, HQE e LEED. Combinando queste certificazioni, è possibile dare credibilità ai miglioramenti delle prestazioni energetiche dei propri edifici

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Germania

  • Gebäudeenergiegesetz (GEG) (o Legge sull’energia degli edifici), entrata in vigore il 1° novembre 2020, è il principale pilastro legislativo per l’efficienza degli edifici in Germania. La legge ha sostituito i tre atti precedenti: la Legge sul Risparmio Energetico (EnEG), l’Ordinanza sul Risparmio Energetico (EnEV) e la Legge sulle Energie Rinnovabili-Calore (EEWärmeG) per armonizzare e aggiornare la legislazione sull’energia negli edifici in Germania. Introduce standard obbligatori per edifici e ristrutturazioni ad alta efficienza energetica. Definisce i requisiti per l’efficienza energetica di un edificio e per il rilascio e l’utilizzo dell’attestato di prestazione energetica. La EPBD è pienamente attuata e il regolamento sugli edifici a energia quasi zero (nZEB) è integrato nella legge
  • Deutsche Gesellschaft für Nachhaltiges Bauen (DGNB): Il DGNB è un sistema di certificazione tedesco per l’edilizia sostenibile. Sono 5.000 i progetti certificati, in circa 30 Paesi. Questo sistema di certificazione offre uno strumento di pianificazione e ottimizzazione per la valutazione di edifici e quartieri urbani sostenibili.

Olanda

  • Bijna Energieneutrale Gebouwen (BENG – Edifici quasi neutrali dal punto di vista energetico): A partire dal 1° gennaio 2021, gli edifici di nuova costruzione dovranno essere neutrali dal punto di vista delle emissioni di carbonio e utilizzare il più possibile il gas naturale.

Lussemburgo

  • LuxFLAG: meno conosciuto e ampiamente diffuso, questo label è uno strumento unico a disposizione degli asset manager e di altri attori finanziari che possono utilizzare per evidenziare le credenziali ESG dei loro prodotti di investimento.

Gli altri Paesi europei sono più indietro, tra cui l’Italia e la Spagna, dove troppi edifici hanno ancora una valutazione della prestazione energetica (DPE) pari a D o inferiore:

Spagna

Gli sforzi per l’efficienza degli edifici e la decarbonizzazione in Spagna si basano su un pacchetto di strategie e documenti, tra cui la Legge sul Cambiamento Climatico e la Transizione Energetica, che include disposizioni per il settore edilizio, nonché il Codice Tecnico dell’Edilizia (CTE, Código Técnico de la Edificación) che dal 2019 definisce gli attuali nuovi standard edilizi.

  • in vigore il 20 maggio 2021, si pone l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 23% entro il 2030 rispetto alle emissioni del 1990.
  • Il Codice Tecnico dell’Edilizia, entrato in vigore nel 2007, riunisce le normative per la costruzione di tutti i tipi di edifici in Spagna. Sebbene si concentri principalmente sulla sicurezza di base in caso di incendio negli edifici, il Codice stabilisce anche i requisiti per la conformità ai requisiti energetici degli edifici

Italia

In Italia, le iniziative più diffuse sono il protocollo ITACA, LEED e CasaClima.

  • ITACA: Avviato dall’Istituto per l’innovazione e la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale, il protocollo ITACA è, a livello nazionale, uno degli strumenti più diffusi per valutare il livello di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici.  Così come altri sistemi di rating verificano le performance ambientali di un edificio da diversi punti di vista: salute umana, dispendio di energia, acqua e altre risorse, anche ITACA promuove la realizzazione di edifici sempre più innovativi e l’utilizzo di materiali sostenibili prodotti con bassi consumi energetici e con garanzia di elevati livelli di comfort. Dalla prima versione del protocollo, nel 2014, si è diffuso ampiamente in tutta Italia in quanto si tratta di un documento molto versatile con diverse finalità tra cui, il supporto alla progettazione per i professionisti, il controllo e l’orientamento per la pubblica amministrazione, la scelta per il consumatore, la valorizzazione degli investimenti per gli operatori finanziari. 
  • CasaClima: Lo standard CasaClima è stato sviluppato nel 2002 con l’obiettivo di implementare la direttiva europea “Energy Performance of Buildings Directive” nella Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige. Oggi rappresenta un riferimento assoluto in Italia nel campo degli edifici energeticamente efficienti e sostenibili. Il marchio di qualità CasaClima è innanzitutto sinonimo di maggiore comfort, condizioni interne salubri ed edifici ecosostenibili. Gli immobili progettati secondo gli standard possono risparmiare oltre il 90% di energia rispetto alle residenze costruite tradizionalmente, con conseguente riduzione di CO2 e risparmio economico.

Fuori Europa

Mentre l’Europa è il leader mondiale degli investimenti sostenibili con quasi la metà degli asset globali ad investimento sostenibile alla fine del 2018, altre iniziative al di fuori di quest’area meritano di essere menzionate.

  • LEED (Leadership in Energy and Environmental Design): proposto dal Canada Green Building Council (CaGBC), LEED è uno dei principali parametri di riferimento al mondo per la certificazione, disponibile per tutti i tipi di edifici e per tutte le fasi di costruzione. Il suo obiettivo è quello di consentire la progettazione, la costruzione, la gestione e la valutazione di edifici ad alte prestazioni. Molto diffuso in Nord America (oltre 100.000 edifici certificati, il 75% dei quali negli Stati Uniti).
  • NABERS (National Australian Built Environment Rating System): un sistema di valutazione nazionale basato sulle performance che misura le prestazioni ambientali di edifici, locazioni e abitazioni esistenti in Australia. L’Australia e la Nuova Zelanda costituiscono la regione con la più alta percentuale di asset di investimento responsabile al mondo rispetto al totale degli asset gestiti, con il 63% degli asset che utilizzano un approccio di investimento responsabile.
  • WELL: questo Building Standard è una certificazione per tutti i tipi di strutture, per valutare la salute e il benessere. Non è focalizzato sull’edificio, ma piuttosto sul benessere di chi lo abita, quindi sull’S di ESG.

E ancora

Sebbene ogni Paese abbia i propri standard per i label ESG e le certificazioni volontarie, vi sono delle similitudini tra loro. L’obiettivo è quasi sempre lo stesso: fornire una garanzia di qualità ESG e sostenibile degli asset.

Per gli asset manager e i gestori di immobili oggi è fondamentale rimanere aggiornati sui diversi standard, per mantenere gli asset in conformità con tutte le normative vigenti ed evitare ripercussioni finanziarie o di mercato. Il riconoscimento dei label e delle certificazioni sul mercato, dovuto in particolare all’anterioritrà e all’internazionalizzazione dei loro standard, li rende strumenti chiaramente rilevanti. Queste iniziative hanno il potenziale per semplificare le discussioni tra asset manager e i loro clienti perché conoscono i temi ESG presi in considerazione, a condizione che i criteri di etichettatura siano chiari.

Tuttavia, se da un lato queste etichette e certificazioni possono aiutare a certificare un fondo secondo la categorizzazione stabilita dalle diverse organizzazioni, dall’altro non prevedono alcuna verifica del raggiungimento degli obiettivi di investimento sostenibile – a differenza di quanto previsto dalle normative europee. Per il momento, la stragrande maggioranza dei label e delle certificazioni si concentra più sulla valutazione della performance dell’asset che sulla misurazione dei risultati. Nell’ambito delle diverse normative, le iniziative volontarie rimangono rilevanti in quanto più semplici e conosciute. Scegliere di includerle nella strategia rappresenta un’iniziativa di tutto rispetto che si affianca alle iniziative obbligatorie nel settore immobiliare.

Nonostante le numerose normative emerse negli ultimi anni, il processo di riduzione delle emissioni di gas serra è ancora troppo lento. Alla luce di ciò, Deepki ha creato una serie di strumenti e documenti per aiutare gli operatori del settore immobiliare nella loro transizione ambientale.

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